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Gli ultimi anni dell' apostolato
Continua con la sua intensa attivitá apostolica abituale, di scuola,
confessionario, gruppi, diezione spirituale, Focolare di Cristo e
Esercizi Sprituali. Durante 1948 predica alcune conferenze a Valparaiso,
Temuco, Sewel, Iquique, Putaendo e Chillán; alcune conferenze sono molto
concorse, fino a 4.000 persone, e sono trasmesse per radio. Le
predicazioni del mese di Maria nella chiesa di San Francesco sono
considerte dal P. Hurtado "il ministero di maggior frutto dell' anno".
Le attivitá si moltiplicano. Si compie quello che lui aveva scritto: "Se
qualcuno ha cominciato a vivere per Dios con abnegazione e amore agli
altri, tutte le miserie si riuniranno davanti alla sua porta... Sono con
frecuenza como una roccia battuta da tutti i lati per le onde che
salgono. No c' è altra scappatoia che andare in sú. Durante un' ora,
durante un giorno, lascio che le onde battano la roccia; non guardo l'
orizzonte, soltanto guardo verso l' alto, verso Dios. Oh benedetta vita
attiva, tutta consacrata al mio Dio, tutta donata agli uomini, e i loro
eccessi stessi mi conducono a ritrovarmi e dirigermi verso Dios! Lui è
la unica uscita possibile alle mie preoccupazioni, il mio unico rifugio".
A gennaio 1950, l' episcopato boliviano lo invita a partecipare alla
prima Concentrazione Nazionale dei Dirigenti dell' Apostolato Economico
Sociale. In essa urge a cercare il Cristo completo, con tutte le sue
conseguenze, e, "per la fede dobbiamo vedere al Cristo nei poveri", e
cercare soluzioni tecniche adatte, infatti, "è arrivata l' ora in cui la
nostra azione economico-sociale deve cessare di contentarsi con ripetere
consegne generali prese dalle encicliche dei Pontefici e proporre
soluzioni bene studiate di applicazione immediata nel campo economico e
sociale".
Spinto dal suo interesse per l' apostolato intellettuale, fonda la
Rivista "Mensaje" (Messaggio). Il P. Hurtado desidera la publicazione di
"una rivista di altura" con la finalitá di dare formazione religiosa,
sociale e filosofica. Quello che lui voleva era: "Orientare , ed essere
il testimone della presenza della Chiesa nel mondo contemporaneo". A
ottobre 1951 apparve il primo numero di "Mensaje". Nel suo articolo di
fondo, spiega che il nome si riferisce "al messaggio che il Figlio di
Dio portó dal cielo alla terra e che la rivista vuole prolongare e
applicare le sue risonanze alla nostra patria cilena e ai nostro
tormentosi tempi".
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Il ritorno alla casa di Dio Padre
Il suo testimonio piú commovente è la sua malattia e la sua morte.
Davanti alla morte si rivela la profonditá dell' uomo e si manifesta la
grandezza di Dios. Quando gli comunicano la notizia della sua malattia
incurabile, il P. Hurtado esclama: "Como dovró non stare contento! Come
non essere riconoscente a Dio! Invece di una morte violenta mi manda una
lunga malattia perché possa prepararmi; non mi da sofferenze; mi da il
piacere di vedere tanti amici, di vederli tutti. Veramente, Dio è stato
per me un Padre amorevole, il migliore dei papá".
Il P. Hurtado ha desiderato profondamente la vita eterna, durante il suo
arduo lavoro, cioé, l' incontro definitivo con il Cristo. Cosí lo
dimostra una delle pagine piú belle de suoi scritti: "Ed io? Davanti a
me l' eternitá. Io sono uno sparo nell' eternitá. Dopo di me, l'
eternitá. Il mio esistere, un sospiro fra due eternitá. La mia vida,
infatti, uno sparo all' eternitá. Non inganciarmi qui, ma attraverso di
tutto guardare la vida futura. Che tutte le creature siano trasparenti e
mi lascino sempre vedere Dio e la sua eternitá. Se diventassero opache,
diventerei terreno e sarei perduto. Dopo di me l' eternitá. Lá vado e
molto presto... Quando uno pensa che cosí presto finisce il presente,
tira una conlusione: essere cittadini del cielo, non del suolo". L'
ímmagine dello sparo, mentre manifesta la fugacitá della vita, insiste
che la vita è centrata in una sola direzione: l' eternitá.
La generositá della sua donazione si capisce alla luce delle sue
convinzioni: "La vita è stata data all' uomo per cooperare con Dios, per
realizzare il suo progetto; la morte è il compimento di quella
colaborazione, infatti è la donazione di tutte le nostre potenze nelle
mani del Creatore. Che ogni giorno sia come la preparazione della mia
morte, donandomi minuto a minuto all' opera di cooperazione che Dio mi
chiede, compiendo la mia misione, quella che Dios aspetta da me, quella
che nessuno puó fare se non io".
Durante tutto il suo ministero parla dell' eternitá, che descrive como
"un viaggio infinitamente nuovo e eternamente lungo", e cerca le
immagini piú attrattive per riferirsi ad essa: "Questa vita ci è data
per cercare Dio, la morte per trovarlo, l' eternitá per possederlo.
Giunge il momento in cui dopo il cammino si arriva alla meta. Il figlio
trova il suo Padre e si lancia nelle sue braccia, braccia che sono di
amore, e per questo, per non chiuderli giammai li ha lasciati inchiodati
nella sua croce; entra nel suo costato che, per significare il suo amore
rimase aperto dalla lancia, zampillandone il sague che redime e l' acqua
che purifica". Il valore di queste parele aumenta per l' allegria e la
serenitá con cui il P Hurtado affrontó la sua morte. Questa visione d'
eternitá lo aveva portato a compromettersi cosí profondamente con il
mondo e con gli uomini "fino a poter spoportare le sue disgrazie";
questa visione di fede lo aveva spinto a scrivere: "Chiudere gli uomini
nel mio cuore, tutti in una sola volta. Essere pienamente cosciente del
mio immenso tesoro, e con una offerta vigorosa e generosa, ofrirli a
Dio. Fare nel Cristo la unitá dei miei amori. Tutto questo in me como
una offerta , come un dono che straccia il petto; un movimento del
Cristo nel mio interiore che sveglia e avviva la caritá; un movimento
dell' umanitá, attraverso di me, verso il Cristo. Questo è essere
sacerdote!".
Il giorno 18 agosto 1952, alle 5 di sera, il P. Hurtado muore
santamente, circondato dai suoi confratelli della comunitá. Pochi giorni
prima della sua morte, detta una lettera, che possiamo considerare un
invito: "Al partire, ritornando da Dio, mio Padre, mi permetto
confidarvi un ultimo anelo: Man mano che appaiano le necessitá e le
sofferenze dei poveri, cercate il modo di aiutarli come se aiutaste il
Maestro. Al darvi a tutti e a ciascuno in particolare questo saluto, vi
affido nel nome di Dio, i poveri".
Il testimonio della sua morte impressiona la societá cilena. Il 20
agosto, alle 8,30 si celebra la messa del funerale. Il cardinale Caro
recita il responso, e la omelia è a carico del suo amico, mons. Manuel
Larraín, il vescovo di Talca, il quale afferma: "Se facessimo silenzio
sulla lezione del P. Hurtado, sconosceremmo il tempo di una grande
visita di Dio alla nostra patria". Assiste una grande multitudine di
gente, di tutti i settori della societá. Alle 10,30, esce il corteo
verso la Prrochia di Gesú operaio. Il tragetto di circa 40 isolati si fa
a piedi, a richiesta degli assistenti. Uscendo dalla chiesa di Sant'
Ignazio, si forma nel cielo una croce di nuvole.
Le poetiche parole che scrisse Gabriela Mistral rimangono come un
ricordo e un compito: "Dorma chi molto lavoró. Non dormiamo noi, no,
come grandi debitori sfuggevoli che non girano la testa verso quello che
ci circonda, ci precinge e ci urge come un grido... ".
Lo stesso anno della sua morte, il P. Álvaro Lavín suggerisce al Padre
Generale che si inizi il suo processo di beatificazione. Nel 1955, il
Padre Provinciale, Carlos Pomar, comincia con le consulte ai testimoni.
Qualche anno dopo, aprile 1971, l' Assamblea Plenaria della Conferenza
Episcopale del Cile decide chiedere la introduzione della causa della
sua Beatificazione. La causa avvanza rapida e nella sua visita a Cile,
il Santo Padre, Giovanni Paolo II, visita il Focolare di Cristo e prega
davanti alla tomba del P. Hurtado. Il 16 ottobre 1994, il Papa beatifica
il P. Hurtado in Piazza san Pietro nel Vaticano, e adesso ci troviamo
all' aspettativa della sua imminente canonizzazione.
Giovanni Paolo ci propone queste sfidanti parole: "Potrá anche ai nostri
giorni lo Spirito suscitare apostoli della statura del P. Hurtado, che
mostri con il suo abnegato testimonio di caritá la vitalitá della Chiesa?
Siamo certi che si; e glielo chiediamo con fede".
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