Riflessione personale scritta nel novembre del 1947
Quelli che si preoccupano della vita spirituale non sono molti; e
disgraziatamente di questi non tutti vanno per il giusto cammino. Quanti
durante decine di anni, fanno meditazione e lettura senza trarne
profitto! Quanti, piú preoccupati di seguire un metodo che lo Spirito
Santo! Quanti vogliono imitare alla lettera le pratiche di tale o quale
santo! Quanti aspirano a stati straordinari, alle meraviglie, alle
grazie sensibili! Quanti dimenticano che fanno parte di un' umanità
sofferente e si fabbricano una religione egoista che non si ricorda dei
fratelli! Quanti leggono e rileggono manuali, o cercano ricette, senza
conoscere il Vangelo, senza ricordarsi di San Paolo!
D' altra parte la vita spirituale si confonde con le pratiche di pietà:
lettura spirituale, preghiere, ricerche. La vita attiva diventa una
toppa che si aggrega, ma non un prolungamento, o una preparazione della
vita interiore. Le preoccupazioni della propria vita ordinaria, dei
propri doveri di stato, sono messi fuori della preghiera: sembra indegno
mescolare Dio e quelle cose banali.
Cosi arrivano a forgiarsi una vita spirituale complicata e artificiale.
Invece di cercare Dio nelle circostanze dove ci ha posto, nelle
necessità profonde della mia persona, nelle circostanze del mio ambiente
temporale e locale, preferiamo agire come uomini astratti. Dio e la vita
reale non compaiono mai nello stesso campo di pensiero e di amore.
Lottano per mantenere in se un sentimentalismo affettivo di orientazione
divina, per mantenere, con sforzo lo sguardo fisso in Dio, per
sublimarsi intensamente; o piuttosto si accontentano delle formule
zuccherate dei libri chiamati di pietà. Questo fa pensare all'
affermazione di Pascal: l' uomo non è né angelo né bestia, ma chi vuole
essere come angelo, opera come bestia.
Una cosa píù grave: sacerdoti, uomini di studio, che trattano materie
soprannaturali, predicatori che preparano le loro prediche al mattino...
non avranno neanche l' idea di introdurre queste materie nella loro vita
di preghiera.
Secolari che dirigono opere di azione si proibiranno pensare a queste
materie durante le loro preghiere. Uomini che passano i loro giorni
sulle miserie del prossimo, per soccorrerle, appartano il ricordo dei
poveri, mentre assistono alla messa. Apostoli schiacciati da
responsabilità per il regno di Dio, considerano quasi una mancanza
vedersi accompagnati dalle proprie preoccupazioni e inquietudini.
Come se tutta la nostra vita non dovesse essere orientata verso Dio,
come se pensare a tutte le cose per Dio, non fosse gia pensare a Dio; o
come se potessimo liberarci a nostro arbitrio delle preoccupazioni che
Dio stesso ci ha posto. Invece è così facile, così indispensabile,
elevarsi a Dio, perdersi in Lui, partendo dalla nostra miseria, dai
nostri fallimenti, dai nostri grandi desideri. Perché, quindi, toglierli
da noi, invece di servici di essi come trampolino? Con semplicità,
quindi gettiamo il ponte della fede, della speranza, dell' amore, tra la
nostra anima e Dio.
Una spiritualità sana dà ai metodi spirituali la loro importanza
relativa, ma non la esagerata che alcuni le attribuiscono. Una
spiritualità sana è quella che si adegua alle individualità e rispetta
le personalità. Si adatta ai caratteri, alle formazioni, alle culture,
all' esperienze, agli ambienti, alle condizioni, alle circostanze, alla
generosità... Prende ognuno cosi come è, in piena vita umana, in piena
tentazione, in pieno lavoro, in pieno dovere. Lo Spirito che soffia
sempre, senza che si sappia da dove viene e dove va (cfr. Giov. 3.8), si
serve di ognuno per i suoi fini divini, ma rispettando lo sviluppo
personale nella costruzione della grande opera collettiva che è la
Chiesa. Tutti servono in questo cammino dell' amanitá verso Dio; tutti
trovano lavoro nella costruzione della Chiese; il lavoro di ognuno, il
voluto da Dio, sarà quello in cui si rivelerà nelle circostanze in cui
Dio lo collocherà, e per la luce che a lui darà in ogni momento. L'
unica spiritualità che ci convince è quella che ci introduce nel piano
divino, secondo le mie dimensioni, per realizzare quel piano in
obbedienza totale.
Ogni metodo troppo rigido, ogni direzione troppo definitiva, ogni
sostituzione della lettera allo spirito, ogni dimenticanza delle nostre
realtà individuali, solo riescono a diminuire l' impeto del nostro
cammino verso Dio.
Saranno, quindi metodi falsi tutti quelli che siano imposti con
uniformità, tutti quelli che pretendono dirigerci verso Dio facendoci
dimenticare i nostri fratelli, tutti quelli che ci fanno chiudere gli
occhi sull' universo, invece di insegnarci ad aprirli per elevare tutto
al Creatore di ogni essere, tutti quelli che ci fanno egoisti e ci
ripiegano su noi stessi, tutti quelli che pretendono inquadrare la
nostra vita dal di fuori, senza penetrarvi interiormente per
trasformarla; tutti quelli che danno all' uomo il vantaggio su Dio.
Paragonando il Vangelo con la vita della maggior parte di noi, i
cristiani, si sente un malessere... La maggior parte di noi ha
dimenticato che siamo il sale della terra, la luce sul lumicino, il
lievito della massa... (cfr. Mat 5,13-15). Il soffio dello spirito non
anima molti cristiani, uno spirito di mediocrità ci consuma. Ci sono,
tra di noi attivi, ancor piú, agitati, peró le cause che ci consumano
non sono la causa del Cristianesimo.
Dopo aver guardato e ritornare a guardare se stesso e quello che uno
trova attorno a se, prendo il Vangelo, vado a San Paolo, e lì trovo un
cristianesimo tutto fuoco, tutto vita, conquistatore, un cristianesimo
vero che prende tutto l' uomo, rettifica tutta la vita, consuma ogni
attività. E' come un fiume di lava ardente, incandescente, che esce dal
fondo stesso della religione.
La consegna al Creatore! In ogni cammino spirituale retto, c' è sempre
il principio del dono di se stesso. Si moltiplicano le letture, le
preghiere, gli esami, ma senza arrivare al dono di se stesso, è un segno
che ci siamo persi... Prima di ogni pratica, di ogni metodo, di ogni
esercizio, si impone un' offerta generosa e universale di tutto il
nostro essere, del nostro avere e possedere... In questa offerta piena
di se stessi, atto dello spirito e della volontà, che ci porta alla fede
e nell' amore al contatto con Dio, risiede il segreto di ogni progresso.