Testi
22.
Lavorare secondo il ritmo di Dio
 
     
 

Riflessione personale, novembre del 1947

Cuando l'uomo si allontana dalle strade giá battute, denuncia i vizi diventati una abitudine e parla di rivoluzione, lo credono un pazzo. Come se testimoniare il vangelo non fosse una pazzia, como se il cristiano non fosse capace di un grande sforzo costruttivo e como se non fossimo ‘forti nella nostra debolezza’ (2 Cor 12,9). Ci sarebbe bisogna di molti pazzi come questi, forti, perseveranti, animati da una fede invincibile.

Un apostolato organizzato ha bisogna, per prima cosa, de un homo totalmente consacrato a Dio, un' anima apostolica, completamente imbevuta dal desiderio di comunicare Dio, di far conoscere Gesù Cristo; ha bisogna di anime capaci di rinnegare se stesse, di dimenticar se stesse, animate da una spirito di conquista. L' organizazione racionale dell'apostolato esige esattamente que il sopranaturale si trovi al primo posto. Bisogna que l'apostolo sia santo! Non deve, cioé, appoggiarsi su mezzi umani per la sua attivitá, ma su Dio. Il resto verrá dopo: che lotti non come un guerrigliero, ma come un membro del Corpo Mistico di Cristo, in unione con tutti gli altri, approfittando de tutti i mezzi disponibili perché Cristo possa crescere negli altri, ma che, soprattutto, la fiamma sia molto viva in lui.

E impossibile essere santo se prima non si è un uomo; non dico che sia un genio, ma sí un uomo completo secondo le propie dimensioni. Sono molto pochi gli uomini completi.Noi professori ci preocupiamo molto poco di formarli; e pochi prendono sul serio di giungere ad esserlo.

L' uomo completo possiede dentro di sé la sua luce y la sua forza. Non è la copia di un libro, il doppione di un altro, los schiavo di un gruppo. Giudica personalmente le cose, decide responsabilmente, non per forza, si sottopone senza difficoltá alla realtá, all' oggetto concreto e nessuno è piú libero di lui. Se si cammina piú adagio che gli avvenimenti; se si vedono le cose piú piccole di quello che cono; se si prescinde dai mezzi indispensabili, si fallisce.

Non puó rimanere indifferente di fronte all' insuccesso, perché il mio insuccesso è una sconfitta per la Chiesa e per l' umanitá. Dio non mi ha fatto per cercare l' insuccesso. Quando ho esaurito tutti i mezzi, solo allora ho il diritto di consolarmi e di riccorrere alla rassegnazione. Molti lavorano per sentirsi attivi; pochi lo fanno per costruire; si sentono soddisfatti perché hanno fatto uno sforzo. Ma questo no basta. Bisogna amare con efficacia.

L'equilibrio è un elemento indispensabile per un lavoro razionale. Vale di piú un uomo equilibrato que un genio squilibrato, almeno per quello che si referisce al lavoro di ogni giorno. Ma equilibrio non vuole dire,in nessun modo, un insieme di qualitá mediocri, si tratta invece di uno sviluppo armónico che puó essere propio di un genio, o di uno uomo di salute precaria, o frutto di una specializzazione molto aggiornata.. Non si tratta di non tener conto della convergenza di capacitá que uno possiede, ma di superarle per mezso di una adesione piú sólida alla veritá, e di completarsi in Dio per amore.

La morale cristiana permette armonizzarlo tutto, gerarchizzarlo tutto,per quanto intelligente, ardente, vigoroxzo uno sia. La umilta serve per moderare l' esito; la prudenza frena l' impazienza, la misericordia addolcisce l' autoritá; l' equitá tempera la giustizia; la fede supplisce le deficenze della ragione; la speranza sostiene le ragioni vivere; la caritá sincera impedisce il ripiegarsi sopra sé stesi; l' insoddisfazione dell' amor umano lascia sempre posto per l' amore universale di Cristo; la evasione sterile viene rimpiazzata per l' ansia di Dio, carica di preghiera e di insaziabile desiderio. L' uomo non puó raggiungere l' equilibrio se no per mezo di un dinamismo, di una aspirazione verso i valori piú elevati di cui è capace.

Il rimo quotidiana deve armonizzaretanto il riposo, il lavoro difficile, il lavoro fácile, l' alimentazione eil riposo. Conviene ricordare che in molti casi si riposa da un lavoro passando ad un altro, non all' ozio.

Con che ritmo dobbiamo camminare? Una volta prese le precauzioni necessarie per non perdere l'equilibrio, bisogna darsi senza misura, per ottenere il massimo di efficenza, per alleggerire al massimo le causse del dolore umano.

Si lavora quasi al limite delle sue forze, ma si trova, quando unio si dona totalmente e con tutta l' intensitá del suo sforzo, una energia quasi inesauribile. Quelli che si danno a metá si sentono presto esausti, qualsiasi sforzo li stanca. Quelli que si sono dati del tutto, si mantengono all' altezza del loro impegno per la forza di una vitalitá profonda.

Nonostante tutto non bisogna esagerare e disperdere le propie forze per un eccesso di tensione per raggiungere l'esito. L' uomo generoso tende a correre troppo in fretta: vorrebbe instaurare il bene, eliminare l' ingiustizia. Peró bisogna tener conto che esiste una inerzia negli uoimini e nene cose.

Con questa bisogna fare i conti. Misticamente se tratta di camminare al ritmo di Dios, assumere il propio posto nel piano di Dio. Ogni sforzo che vada piú lontano è inutile, anzi è piuttosto dannoso. L' attivitá lascierá il posto all' attivismo que va alla testa como il champagna, che pretende raggiungere mete irraggiungibili, e toglie tutto il tempo alla contemplazione; e impediste all' uomo di esere il padrone della propia vita.

Se si parte vivendo nello spirito, si acquista una atteggiaamento di massima tensione che non si permette nessun riposo. Ma, dato che né il corpo né l'anima son fatti per questo, giunge alla fine uno squilibrio e una rottura. Bisogna quindi fermarsi umilmente nel cammino, riposare sotto gli alberi e distrarsi guardando il paesaggio; potremmo dire che facciamo un poco, nella nosstra vita a un poco di fantasía.

Un pericolo, quando si esagera nell'attivitá, è la compensazione.Un uomo esaurito cerca facilmente un compenso. Questo momento è tanto piú pericoloso cuanto piú si è perduto in parte, il controllo sopra se stessi, il corpo si sente stanco, i nervi sono agitati, la voluntá vacilla.

In questi momenti sono poossibili le piú grandi stupidaggini. Bisogna allora semplicemente diminuire il lavoro: bisogna ricuperare la serenitá tra buoni amici, recitare meccanicamente il rosario y dormire dulcemente nelle braccia di Dio.

 

 
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