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28. L' uomo di azione
 
     
 

Riflessione personale scritta nel mese di Novembre del 1947

1 ° Le virtú di un uomo d' azione

Bisogna giungere alla lealtá totale. A una assoluta trasparenza, a vivere di tal modo che nulla nella mia condotta rifiutii l' esame degli uomini, che tutto possa essere controllato. Una coscienza che aspira a questa correttezza avverte in se stessa le minime deviazioni: si concentra in se stesso, si humilia e trova la pace.

Devo considerarmi sempre como servitore di una grande impresa. E, dato che il mio compito è quello di essere un servo, non devo rifiutare i lavorio himili, le occupazioni modeste di amministrazione, anche quella delle pulizie. Molti aspirano ad avere un tempo tranquillo per pensare, per leggere, per preparare cose grandi, nia ci sono lavori che tutti rifiutano; siano questi i preferiti da me. Tutto si deve fare se si vuole che l' opera giunga a termine. Quello che importa è farlo con immenso amore. Le nostre azioni valgono en proporzione al peso di amore che poniamo in esse.

La umiltá consiste, pertanto, nel collocarsi nel propio posto. Davanti agli uomini, non nel pesnare che sono l' ultimo di loro, perché non lo credo; davanti a Dio, nel riconoscere continuamente la mia dipendenza assoluta in relazione a Lui, e che tutte le mie capacitó, superiori a quelle degli altri, provengono da Dios

Collocarsi pienamente disponibili davanti al suo piano, di fronte all' opera che si deve realizzare. Il mio atteggiamento davanti a Dio non consiste di sparire, ma quello di offrirmi con pieneza per una totale collaborazione.

Umiltá è, pertanto, mettersi nel propio posto, prendere tutto sul serio, ricooscersi tanto intelligenti, tanto virtuosi, tanto abili come uno crede di esserlo; riconoscere le capacitá che uno crede ti avere, ma sapendosi in assoluta dipendenza davanti a Dio, e sapendo che tutto lo ha ricevuto da lui per il bene comune. Questo è il grande principio: "Ogni superioritá è per il bene comune" (Santo Tommaso d' Aquino).

Non sono io quello che conta, al' opera. Non devo rimpicciolirmi. Devo camminare al passo di Dio. Non correre piú dei Dio. Fondere la volontá umana con quella di Dios. Perdermi in Lui. Tutto quello che io aggiungo di mio, è di troppo, il meglio è niente. Non sperare ricono scimenti, ma rallegraSi e ringraziare quelli che vengono. Non rimanere schiacciato per eli insuccessi. Guardare quello che rimane da fare e sapere che domani arriverá una nuova prova, e tutto questo con allegria.

Munificenza, magnificenza e magnanimitá, tre parole quasi sconosciute ai giorni nostri. La munificenza e la magnificenza non temono il costo per realizzare qualcosa di grande e di bello. Il magnanimo non pensa di investire e riempire le tasche di quelli che stanno dalla sua parte.

Il magnanimo pensa e realizza im maniera degna della umanitá: non si fa piccolo. Oggi se ne ha tanto bisogno, perché nel mondo moderno tutto è interdipendente. Quello che non pensa in grande, in funzione di tutti gli uomini, rimane perduto in partenza. Alcuni ti diranno: "Attenzione con l' orgoglio.. perché pensare in grande?. Pero non c'è pericolo: quanto piú grande è l' impresa, piú piccolo uno deve sentirsi. Vale piú avere l' umiltá di cominciare grandi cose con il pericolo di fallire, che l' orgoglio di voler ottenere un risultato sicuro, facendosi piccolo.

Grandezza e ricompensa del combattente nella grande lotta che sostiene: superarsi sempre piú nell' amore... E il risultato? Lasciamolo nene mani di Dio.

I vizi di un uomo d' azione.

Credere che Dio ha bisogno di lui. Non pregare abbastanza. Perdere il contatto con Dio Andar troppo in fretta. Voler andar piú in fretta di Dio. Transigere, anche solo leggermente, con il male per ottenere un risultato.

Non darsi interamente. Preferire se stessi alla Chiesa_ Stimarsi piú dell'opera che sta realizzando o cercare se stessi nell' azione. Lavorare per se stessi. Cercare la propia gloria. Insuperbirsi. Lasciarsi abbattere per l ‘insuccesso, o anche solo farsi serio davanti alle difficoltá.

Abbracciare troppo. Cedere ai propri impulsi naturali, alle sue impazienze improvvise o vanitose. Non controllarsi piú.. Allontanarsi dai propi principi morali.

Lavorare per aver ragione e non per amore. Fare dell' apostolato un affare, sia pure spirituale. Non sforzarsi per avere un punto di vista piú ampio possibile. Non `fare un passo indietro' per vedere l' insieme. Non far conto del contezto del problema.

Lavorare senza metodo. Improvvisare sempre. Non essere previdente. Non terminare le cose. Ragionare troppo. Essere sempre dubbiosi e perdersi nei dettagli. Voler sempre aver ragione. Decidere su tutto. Non essere ordinato e diciplinato.

Evadere guando si tratta di piccoli lavori.. Strumentalizzare le persone per i miei progetti. Non rispettare gli altri; non lasciar loro prendere iniziative, non dar loro responsabilitá. Esere duro con i propi soci e con i loro responsabili. Disprezzare i piccoli, gli umili e i meno dotati. Non essere riconoscenti.

Essere un settario. Non saper accogliere. Non amare i propi nemici. Considerare quello che mi si oppone como un nemico. Non accettare volentieri di essere contraddetto. Demolire per mezo di una critica ingiusta e inutile.

Essere abitualmente triste o di mal umore. Lasciersi affogare per le preoccupazioni economiche. Non dormire abbastanza, non mangiare a sufficienza. Non conservare, per imprudenza e senza vera ragione,, la pienezza delle propie forse e prestazioni fisiche.

Lasciarsi vincere dai compensii sentimentali, dalla pigrizia, e fantasie. Non interrompere la propia esistenza con periodi di calma, sia di giorni, di settimane, di anni...
 

 
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