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34.
La nostra imitazione di Cristo
 
     
 

Conferenza all' Università Cattolica, 1940

Tutta la nostra santificazione consiste nel conoscere Cristo e imitarlo. Tutto il Vangelo e tutti i Santi sono pieni di quest' ideale, che è l' ideale cristiano per eccellenza. Vivere in Cristo; trasformarsi in Cristo… San Paolo: "Niente giudico degno se non conoscere Cristo e questi crocifisso" (1Cor. 2,2) …"Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal. 2,20) … Il compito di tutti i santi è realizzare secondo le loro forze, secondo il dono della grazia, diversa in ognuno, l' ideale paolino di vivere la vita di Cristo. Imitare Cristo, meditare sulla sua vita, conoscere i suoi esempi… Però, in quanti modi si è compresa l' imitazione di Cristo!

I. Modi errati di imitare Cristo.

1. Per alcuni, l' imitazione di Cristo si riduce ad uno studio storico di Gesù, Vanno a cercare il Cristo storico e si fermano a Lui. Lo studiano, leggono il Vangelo, fanno ricerche sulla cronologia, s' informano sulle abitudini del popolo giudeo… E il loro studio, piuttosto scientifico che spirituale, è freddo e inerte. L' imitazione di Cristo per questi si ridurrebbe ad una copia letterale della vita di Cristo. Però non è questo. No: "Lo spirito dà la vita, la lettera uccide" (2Cor. 3,6).

2. Per altri, l' imitazione di Cristo è piuttosto un assunto speculativo. Vedono Gesù come il gran legislatore; colui che risolve tutti i problemi umani, il sociologo per eccellenza; l' artista che si compiace nella natura, che si diverte con i piccolini…Per alcuni è un artista, un filosofo, un riformatore, un sociologo, ed essi lo contemplano, lo ammirano, peró non cambiano la loro vita davanti a Lui.

3. Un altro gruppo di persone crede di imitare Cristo preoccupandosi, all' estremo opposto, unicamente dell' osservanza dei suoi comandamenti, essendo fedeli osservatori delle leggi divine ed ecclesiastiche. Scrupolosi nella pratica di digiuni e astinenze. Guardano alla vita di Cristo come un prolungato dovere, e la nostra vita come un dovere che prolunga quello di Cristo. Alle leggi date da Cristo essi ne aggiungono altre, per completare i silenzi, di modo che tutta la vita è un continuo dovere, un regolamento di perfezione, che non conosce in assoluto la libertà dello Spirito.

Il centro della loro attenzione non è Cristo, se non il peccato. Il sacramento essenziale nella Chiesa non è l' Eucaristia, né il battesimo, se non la confessione. L' unica preoccupazione è fuggire dal peccato. Per loro imitare Cristo è fuggire dai cattivi pensieri, evitare ogni pericolo, limitare la libertà di tutto il mondo e sospettare cattive intenzioni in qualsiasi avvenimento della vita. No; non è questa l' imitazione di Cristo che proponiamo. Questa potrebbe essere l' attitudine dei farisei, non quella di Cristo.

4. Per altri, l' imitazione di Cristo è un grande attivismo apostolico, una moltiplicazione di sforzi per orientare l' apostolato, un muoversi continuamente per creare opere e piú opere, per moltiplicare riunioni e associazioni. Alcuni situano il trionfo del cattolicesimo unicamente nelle azioni politiche. Per altri, l' essenziale è una gran processione di torce, un meeting mostruoso, la fondazione di una rivista... E non dico che questo sia male, che questo non debba farsi. Tutto è necessario, peró non è questo l' essenziale del cattolicesimo.

I. La vera soluzione.

La nostra religione non consiste, come primo elemento, in una ricostruzione del Cristo storico; né in una pura metafisica o sociologia o politica; né in una sola lotta fredda e sterile contro il peccato; né principalmente nell' attitudine di conquista. La nostra imitazione di Cristo non consiste neanche nel fare quello che Cristo fece, la nostra civilizzazione e le nostre condizioni di vita sono tanto differenti!

La nostra imitazione di Cristo consiste nel vivere la vita di Cristo, nell' avere quell' atteggiamento interiore ed esteriore che in tutto si conforma a quello di Cristo, nel fare quello che Cristo farebbe se fosse al mio posto. La prima cosa necessaria per imitare Cristo è assomigliare a Lui per la grazia, che è la partecipazione alla vita divina. Da qui, prima di tutto, apprezza il Battesimo che introduce, e l' Eucaristia che alimenta quella vita e che dona Cristo, e se la perdi, la penitenza per recuperare quella vita...

E dopo che la possiedi, cerca di metterla in pratica continuamente in tutte le circostanze della tua vita per l' esercizio di tutte le virtù che Cristo praticò, in particolare per la carità, la virtù piú amata da Cristo.

L' incarnazione storica restrinse necessariamente Cristo e la sua vita divino-umana ad un quadro limitato dal tempo e dallo spazio. L' incarnazione mistica, che è il corpo di Cristo, la Chiesa, toglie questa restrizione e la estende a tutti i tempi e spazi dove c' è un battezzato. La vita divina compare in tutto il mondo. Il Cristo storico fu giudeo visse in Palestina, durante l' Impero Romano. Il Cristo mistico è cileno del XX secolo, tedesco, francese, africano... E' professore e commerciante, è ingegnere, avvocato e operaio, carcerato e monarca... E' ogni cristiano che vive in grazia di Dio e che aspira ad integrare la sua vita sulle norme della vita di Cristo nelle sue segrete aspirazioni. E che aspira sempre a questo: a fare quello che fa, come Cristo lo farebbe al suo posto. Ad insegnare ingegneria come Cristo la insegnerebbe, il diritto.., a fare un' operazione con la delicatezza di Cristo, a trattare i suoi alunni con la forza soave, amorosa e rispettosa di Cristo, ad interessarsi di loro come Cristo si interesserebbe se fosse al suo posto. A viaggiare come viaggerebbe Cristo, a pregare come pregherebbe Cristo, ad avviarsi in politica, in economia, nella sua vita di casa come si avvierebbe Cristo.

Questo suppone una conoscenza dei vangeli, e della tradizione della Chiesa, una lotta contro il peccato; porta con se una metafisica, un' estetica, una sociologia, uno spirito ardente di conquista... Ma, la cosa principale non si basa su di essi. Se fallisce umanamente, se l' esito non corona il suo apostolato, non per questo si preoccupa. L' unica sconfitta consiste nel lasciare d' essere Cristo per apostasia o per il peccato.

Questo è il cattolicesimo di un San Francesco d' Assisi, Ignazio, Saverio, e dei tanti giovani e non giovani che vivono la loro vita quotidiana di sposati, di professori, di celibi, di studenti, di religiosi, che partecipano nello sport e nella politica con quel criterio d' essere Cristo. Questi sono i fari che convertono le anime, e che salvano le nazioni.
 

 
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