Testi
35.
La missione dell' apostolo
 
     
 

Meditazione per i sacerdoti dell' Azione Cattolica, 1941

La grandezza dell' opera apostolica. L' apostolato è l' illuminazione delle anime. Dio che potrebbe illuminarle per se stesso, si serve di noi per questo. La Buona Nuova, il Vangelo, che Cristo portò al mondo, è la riconciliazione delle anime con il loro Padre. Questa Buona Nuova predicata e applicata è l' apostolato.

La dottrina di San Paolo e molto chiara: Gesù morì per tutti, per i giudei e per i gentili. Pagò il debito di tutti loro e li riscattò tutti, senza eccezioni. Ma oltre a questo principio bisogna tenerne in conto un altro, che suppone la solidarietà apostolica. La salvezza è stata resa possibile da Cristo, il riscatto sovrabbondante, infinito, è pagato, ma non basta questo per ottenere la salvezza: la salvezza non avviene automaticamente.

Cristo ci dà la possibilità della salvezza, ci acquistò il diritto di poterci incorporare alla sua morte e resurrezione, ma perché questa incorporazione avvenga di fatto si richiede, normalmente parlando, la collaborazione d' altri uomini: gli apostoli. Questa collaborazione umana, questa cooperazione dell' apostolo al piano di Dio che San Paolo chiama "collaboratori di Dio" (1Cor 3,9), è il fondamento della vita apostolica.

La missione dell' apostolo si può paragonare a quella di un uomo che, in una città assediata dal nemico e al punto che i suoi abitanti muoiano di sete, si ritrova padrone della vita o della morte dei suoi abitanti, giacché lui conosce una corrente d' acque sotterranee che può salvare i suoi fratelli; è necessario uno sforzo per metterla allo scoperto. Se lui rifiuta di fare questo sforzo moriranno i suoi compagni. Forse si negherà al sacrificio?

Possiamo confrontare la sua missione a quella di chi vede un torrente largo, profondo e sporco, che scorre con impeto verso di noi. Rimbomba la valanga, ruggiscono gli abissi, si increspano le onde. Sulle onde migliaia di disgraziati lanciano grida d' aiuto: gridano, nuotano disperatamente, emergono e si alzano, per ritornare a sommergersi, e velocemente scomparire. Sono nostri fratelli. Altri ci gridano: "Salvami!" Chi di noi potrebbe passeggiare lungo la riva tranquillamente? "In acqua le barche, impugnate i remi e salvate quelle vite che muoiono!" "Cercate di sostenervi un po' !"- gli grideremmo-, andiamo subito, ci siamo. Dammi la mano e ti salverò…! E che gioia per quell' uomo che consacra la sua vita a tale missione umanitaria! La più umanitaria, la più bella, la più urgente.

L' immensa responsabilità dei cristiani così poco meditata è, invece, straordinaria. Il cristianesimo si riassume in un legge di carità, a Dio e al prossimo, il resto è accessorio o è contenuto in questi due precetti, e, ciò nonostante, questi precetti fondamentali, sono i più facilmente dimenticati. Dal cristiano dipende la vita d' innumerevoli anime, dalla sua predicazione e soprattutto dalla sua vita. Come lui è cosi saranno coloro che il Signore ha affidato alle sue cure.

E' ancora attuale il paragone del santo Cura di Ars: "Un sacerdote santo, una buona parrocchia; un buon sacerdote, una parrocchia tiepida; un sacerdote tiepido, come sarà la parrocchia?" E San Agostino, a coloro che si lamentavano della corruzione dei tempi, senza fare qualcosa per correggerli, gli diceva: "Voi dite che i tempi sono cattivi, siate voi migliori e i tempi saranno migliori: voi siete il tempo". Gli apostoli possono dire come nessuno: Noi siamo il tempo. Quello che noi siamo così sarà la cristianità della nostra epoca.

Terribile responsabilità! All' apostolo gli toccherà rivelare nella sua carne mortale la vita del suo Maestro per la salvezza delle anime… Da questa rivelazione, quanti destini sono sospesi, con proiezione d' eternità. Dagli apostoli dipende che la guerra al peccato sia diretta con intensità e che se oggi c' è il vizio, domani regni la virtù; che i giovani che oggi si consumano nella impurità rinascano ad una vita degna; che le famiglie disunite tornino ad unirsi che i ricchi trattino con giustizia e carità i poveri.

Assieme all' apostolo sbocciano le opere di bene. Le lacrime si asciugano e si consolano tanti dolori. Quale vita, ancora umanamente considerata, può essere più bella di quella dell' apostolo! Che consolazione tanto profonda e pura come quella che lui prova!

Le proiezioni dell' apostolo sono immensamente maggiori se consideriamo la loro prospettiva di eternità. Le anime che si muovono e acclamano nelle piazze e nelle strade hanno un destino eterno: sono treni senza freni slanciati verso l' eternità. Da me può dipendere che quei treni incontrino una via preparata con destino al cielo o che li lasci correre per il pendio il cui termine è l' inferno. Potrò rimanere inattivo quando la mia azione o non azione ha una portata eterna per tante anime?

"La carità di Cristo ci spinge" diceva San Paolo (2Cor 5,14). La salvezza dipende fin dove possiamo capire, nella sua ultima applicazione concreta, dall' azione dell' apostolo. Da noi quindi dipenderà che si approfitti del Sangue di Cristo per coloro per i quali Cristo la versò.

Il Redentore può, per cammini sconosciuti da noi, operare direttamente in fondo alle coscienze, però, fin dove possiamo penetrare nei segreti divini, ammaestrati dalle parole della Sacra Scrittura, dalla tradizione e dalla liturgia della Chiesa, si è imposto a se stesso il cammino di lavorare in collaborazione con noi, e di far dipendere la generosa distribuzione dei suoi doni al nostro aiuto umano.

Se gli neghiamo il pane, non scende Cristo nell' Eucaristia; se gli neghiamo le nostre labbra, neanche si transustanzia, ne perdona i peccati; se gli neghiamo l' acqua, non scende nel petto del bambino chiamato ad essere tabernacolo; se gli neghiamo il nostro lavoro, i peccatori non si fanno giusti; e i moribondi, dove andranno morendo nei loro peccati, perché non c' era chi gli mostrasse il cammino del cielo?…

Se vogliamo, quindi, che l' amore di Gesù non rimanga sterile, non viviamo per noi stessi, se non per Lui (cfr. 2Cor 5,15). Così adempiremo il desiderio fondamentale del Cuore di Cristo: obbediremo al comandamento del suo amore.

Non viviamo per noi stessi, ma per Lui. Consiste in questo l' abnegazione radicale tanto predicata da San Ignazio. Colui che vive ora non viva, per se: questo è, facciamolo nostro, nella misura del possibile, mediante la purezza di cuore, la preghiera e il lavoro, i sentimenti di Gesù: la sua pazienza, il suo zelo, il suo amore, i suoi interessi per le anime. "Non sono più io che vivo, Cristo vive in me" (Gal 2.20).

Così adempiremo il desiderio fondamentale del Cuore di Cristo: Venga a noi il tuo Regno…"Questa è la vita eterna, che conoscano a te, oh Padre, e colui che hai mandato, Gesucristo" (Giov. 17,3). "Io sono venuto perché abbiano la vita e l' abbiano in abbondanza" (Giov. 10,10). L' apostolo è chiamato a dare questa vita, a far conoscere Cristo, ad accelerare l' ora del suo Regno! La Regina degli Apostoli interceda perché tutti i membri dell' Azione Cattolica siano dei veri apostoli!
 

 
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