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36. In gran fretta…
 
     
 

Sulla visita di Maria a Santa Elisabetta

L' angelo annuncia a Maria la notizia di Elisabetta. E Maria va ad aiutare il prossimo. Avvenne la concezione del Verbo di Dio e Maria si alza, fa preparativi di viaggio e si mette in cammino in gran fretta per aiutare il prossimo.

Maria ha capito il suo atteggiamento di cristiana. Ella è la prima che fu incorporata a Cristo e comprende immediatamente la lezione dell' Incarnazione: non è degno della Madre di Dio afferrarsi alle prerogative della sua maternità per gioire della dolcezza della contemplazione, deve comunicare Cristo. Il suo ruolo e quello di comunicare Gesù agli altri. Sacrifica non i beni spirituali, ma sì le gioie sensibili: quello che succede tante volte nella nostra vita: celebrare la Messa in un capannone, con cani, galli, capre…Molto bene, se si tratta di comunicare Cristo, condanna all' egoismo spirituale che si nega di sacrificare le consolazioni quando il bene degli altri lo chiede.

Carità vera: Si alza e va, e fa da serva tre mesi. Carità vera, attiva, che non consiste in puro sentimentalismo…disposta a servire concretamene e per questo si disturba e si sacrifica.

Servizi difficili: La Vergine di 15 anni, portando il frutto benedetto, parte verso quella montagna scoscesa, dove Nostro Signore situa la scena del Samaritano con il ferito, mezzo morto dai banditi. Scuse?! Quattro giorni di viaggio!! Attraverso cammini poco sicuri. Le difficoltà non fermano la sua carità. In più non le hanno chiesto niente. Basterebbe aspettare. Nessuno si meraviglierebbe. Così ragiona il nostro egoismo quando si tratta di servire.

Parte subito: non aspetta che l' avvisino. Tanto presto riceve la visita dell' Angelo senza aspettare che l' avvisino. Ella la Madre di Dio, fa il primo passo! Che sincera è Maria nelle sue decisioni! Ha detto: "Ecco la schiava del Signore", e lo attua: riceve l' annuncio dell' Angelo, e parte. Questo anticiparsi nei servizi, li duplica. Umilia tanto il chiedere. Evitiamolo, soprattutto il fare favori in modo brusco, che fa piú danno che bene.

Come la Santissima Vergine che sembra non rendersi conto che si sacrifica. Senza vanto, senza ricalcare il servizio prestato, senza che dopo cinque minuti già lo sappia tutta la comunità, e chissà tutta la città. Ma piuttosto come se io fossi il beneficiato! Quella è la carità, quella che conquista i cuori! Un favore fatto di mal umore, non serve: "Dio ama chi dona con gioia" (2Cor. 9,7). Colui che da con prontezza, da due volte! E' il gran segreto del fervore: la premura e l' entusiasmo per fare il bene.

Non rifugiamoci dietro la nostra dignità, sperando che gli altri facciano il primo passo. La vera carità pensa solamente nella possibilità di fare il sevizio, come la vera umiltà non considera quello che ci fa superiori, se non quello che ci fa inferiori. "Stimatevi a vicenda" (Rom. 12,10). I religiosi imperfetti hanno carità meschina. Danno il meno possibile, pensano, discutono, stiracchiano, guardano l' orologio... Il gesto cristiano è ampio, bello, eroico, totale. Si dona senza misura e senza speranza di ritorno.
 

 
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