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37.
L' esito dei fallimenti
 
     
 

Meditazione sulla resurrezione del Signore

Non tutto è Venerdì Santo. Cristo Resuscitò, la mia speranza! "Io sono la Resurrezione" (Giov. 11,25). C' è la Domenica, e quest' idea ci deve dominare. In mezzo ai dolori e alle prove... ottimismo, fiducia e gioia. Sempre lieti: perché Cristo risuscitò vincendo la morte ed è seduto alla destra del Padre. Ed è Cristo, il mio bene, colui che risuscitò. Lui, mio Padre, mio Amico, piú non muore. Che gloria! Cosi anch' io risusciterò "in Cristo Gesù"... e dopo questi giorni di nuvoloni vedrò Cristo.

Perché ogni giorno che passo sono piú vicino a Cristo. I capelli bianchi... Il cielo è molto vicino. Quando questo debole laccio finirà di rompersi... "desidero morire ed essere con Cristo" (Filip. 1,23). Perché Cristo trionfò e la Chiesa trionferà. La pietra del sepolcro e le guardie credettero di averlo schiacciato. Cosi succederà anche con la nostra opera cristiana. Trionferà! Non sono i piú grandi apostoli quelli più si mostrano esternamente. Né i migliori esiti quelli che piú si vedono. Nell' azione cristiana vi è l' esito dei fallimenti! I trionfi che giungono tardi! Nel mondo dell' invisibile quello che in apparenza non serve, è quello che serve di piú. Un fallimento completo accettato di buon gusto, è un esito più soprannaturale che tutti i trionfi.

Seminare senza preoccuparsi di quello che uscierá. Non stancarsi di seminare, Dar grazia a Dio dei frutti apostolici dei miei fallimenti! Quando Cristo parlò al giovane ricco del Vangelo, fallì, però, quanti hanno ascoltato la lezione; e davanti l' Eucaristia, fuggirono, però, quanti sono venuti dopo! Lavorerai! il tuo zelo sembrerà morto, però quanti vivranno grazie a te!

Nostro Signore dopo la Resurrezione non si accontentò di godere della sua propria felicità. Come la gioia del professore è la conoscenza dei suoi alunni... la sua speranza non è completa finché tutti non abbiano appreso; come il Capitano della nave non ha la speranza completa finché non si salva l' ultimo... Sarebbe molto brutto se si accontentasse della sua propria salvezza!

Tutto il cielo è la grande speranza rivolta verso la terra. San Ignazio ha grande speranza in noi e non la colmerà fin quando non sia entrato l' ultimo gesuita. La speranza è il laccio che unisce il cielo e la terra. Non immaginiamoci il cielo con seggioloni tranquilli. San Pietro sta guardando il Vaticano tutto il giorno. La terra è il giornale del cielo. Per questo possiamo gridare: Ehi, salvaci che moriamo! Ricordati che è la tua opera che sta bruciando. Ehi, santi, guardate la vostra opera! Pregate per noi! La chiesa lo fa in modo imperativo!

Il cielo tuttavia non è finito: manca parte della Chiesa. E quando arriva un pover' uomo coperto di polvere della terra, che gioia ci sarà in cielo! Il Signore lo dice: ci sarà piú gioia in cielo... (Luc. 15,7).

Tutto il cielo interessandosi della terra! E per questo Nostro Signore assomiglia a sua madre... Si interessa di tutto, perfino della pesca dei suoi apostoli, di quello che mangiano: " vi resta qualcosa da mangiare?" Mangiò e distribuì i pezzi (cfr. Giov. 21,1-14). Per mostrarci che gli interessa, piú che la propria felicità eterna, la sua opera sulla terra.

 

 
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