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39. La missione sociale dell' universitario
 
     
 

Conferenza alla Pontificia Universtià Cattolica del Cile, 1945

Miei carissimi universitari: parlando di questa materia si prova un certo ostacolo e sfiducia istintiva e cosi si trema, non davanti al timore delle critiche dell' uno o dell' altro lato, giacché dica quello che dica non scapperà da esse, se non perché avendo la missione di insegnare si teme manchi il coraggio per dire la verità tutta intera, cosa a volte tanto difficile! O piuttosto non sappia mantenersi nel giusto equilibrio e punto centrale dove si trova la virtù:

Primo. Perché mi sembra sommamente appropriato per questo ritiro di preparazione alla festa del Sacro Cuore di Gesù, la festa dell' amore; e il dovere sociale dell' universitario non è se non la traduzione concreta nella sua vita di studente, oggi e di futuro professionista, domani, degli insegnamenti di Cristo sulla dignità delle nostre persone e sul comandamento nuovo, il suo comandamento caratteristico, quello dell' amore.

Secondo. In secondo luogo, per l' urgenza ardente dei Papi verso noi sacerdoti di esporre chiaramente e senza vacillazioni questo tema.

Terzo. E in fine, una terza ragione spicca dal vostro carattere di universitari: tacere su questo tema davanti ad altri auditori sarebbe grave, peró davanti a voi sarebbe gravissimo e criminale, perché voi siete i costruttori di questa nuova società, voi sarete le guide intellettuali del paese. Le professioni, che compongono la struttura della vita nazionale, saranno come sarete voi, e voi opererete in gran parte secondo la luce che terrete dei problemi, e la vostra condotta sociale sarà influenzata dalla vostra formazione sociale.

E senza piú preamboli entro in materia. Il primo problema è certamente quello della vita interiore, da lì e solo da lí deve venire la soluzione, la forza, il dinamismo necessari per affrontare i grandi sacrifici: il mondo non sarà restituito a Cristo dai crociati che solo portano la croce impressa nella corazza. L' esigenza della nostra vita interiore, non esclude, anzi, urge un' azione sociale basata precisamente su quegli stessi principi che sono le fondamenta della nostra vita interiore. Non potremmo arrivare ad essere cristiani interi se, dandoci per contenti con una certa fedeltà alle pratiche, un certa serenità d' animo, e un certo ordine puramente interiore, ci disinteressiamo del bene comune; se professando con superficialità una religione che mette all' apice della sua morale le virtù di giustizia e carità, non ci domandiamo costantemente quali sono le esigenze che esse ci impongono nella nostra vita sociale dove queste virtù trovano naturalmente il loro impiego.

Il cattolico ha d' essere come nessun altro amico dell' ordine, peró l' ordine non è la immobilità imposta dall' esterno, se non l' equilibrio interiore che si realizza attraverso l' adempimento della giustizia e della carità. Non basta che abbia un' apparente tranquillità ottenuta per la pressione di forze insuperabili; è necessario che ognuno occupi il posto che le corrisponde secondo la natura umana, che partecipi dei lavori, ma anche delle soddisfazioni, come conviene tra fratelli, figli di uno stesso Padre. Il cattolico rifiuta allo stesso modo l' immobilità nel disordine e il disordine nel movimento, perché entrambi rompono l' equilibrio interiore della giustizia e della carità.

Il fedele, se vuole esserlo nel vero senso della parola, è un perenne nonconformista, che nutre la sua sete di giustizia nella parola di Cristo, e che cerca il modo di saziare queste passioni divoratrici negli insegnamenti della Chiesa che non è altro che Cristo dispiegato e vivente tra noi.

La documentazione Pontificia sull' azione sociale è immensa. Alla luce di questi insegnamenti possiamo, quindi, camminare tranquilli. Sua Santità Pio XI diceva con sofferenza che i cattolici del mondo intero abbastanza istruito, in generale, rispetto ai loro doveri individuali, ignorano, in gran maggioranza, i loro doveri sociali. Noi almeno non facciamo i sordi alla voce dei nostri Pontefici tanto chiaramente esposta in materia sociale.

Motivi che spingono l' azione sociale. Prima di tutto ci spinge a mobilitare tutte le nostre forze a favore della soluzione sociale, l' insieme degli interessi gravissimi che sono in gioco. Si tratta niente meno della vita di tanti nostri fratelli. Ricordiamoci della mortalità infantile; i vagabondi che non hanno un tetto che possano chiamare casa, e camminano erranti per i giardini, si rannicchiano sulle porte delle case nell' inverno e... sono fratelli nostri! La denutrizione che va colpendo la nostra razza; l' alcolismo che rovina tante famiglie, materialmente e moralmente; le malattie sociali; la mancanza di istruzione; le famiglie separate; il problema dell' alloggiamento: il freddo! Un rapidissimo sguardo a un mondo di problemi, la cui grandezza sconcerta e la cui importanza è trascendentale per innumerevoli fratelli nostri.

L' ordine sociale attuale non risponde al piano della Provvidenza. La vita religiosa in ognuno dei mezzi sociali è ostacolata attualmente dal problema dell' eccesso o della mancanza di mezzi di vita. Dio ha voluto, al crearci, che ci santificassimo. Questo è stato il motivo che spiega la creazione: avere santi nel mondo; avere figli suoi nei quali si manifestassero gli splendori della sua grazia. Ebbene, come santificarci nella circostanza attuale se non si realizza una profonda riforma sociale?

Qui, converrebbe insinuare la prima conclusione pratica per l' universitario cattolico. Ognuno deve conoscere il problema sociale generale, le Dottrine Sociali che si disputano nel mondo, soprattutto sulla Dottrina, la dottrina della Chiesa; deve conoscere la realtà cilena e deve avere una preoccupazione speciale per fare i suoi studi universitari in funzione dei problemi sociali propri del suo ambiente professionale. Circoli di studi sociali specializzati per corsi, per realizzare l' ideale di Pio XII, elemento sostanziale dell' ordine nuovo: l' elevazione del proletariato. Questo studio della nostra dottrina sociale deve svegliare, in noi prima di tutto, un profondo senso sociale, e prima di tutto nonconformismo di fronte al male, che Henri Simon ha denominato meravigliosamente il senso dello scandalo.
 

 
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