Conferenza alla Pontificia Universtià Cattolica del Cile, 1945
Miei carissimi universitari: parlando di questa materia si prova un
certo ostacolo e sfiducia istintiva e cosi si trema, non davanti al
timore delle critiche dell' uno o dell' altro lato, giacché dica quello
che dica non scapperà da esse, se non perché avendo la missione di
insegnare si teme manchi il coraggio per dire la verità tutta intera,
cosa a volte tanto difficile! O piuttosto non sappia mantenersi nel
giusto equilibrio e punto centrale dove si trova la virtù:
Primo. Perché mi sembra sommamente appropriato per questo ritiro di
preparazione alla festa del Sacro Cuore di Gesù, la festa dell' amore; e
il dovere sociale dell' universitario non è se non la traduzione
concreta nella sua vita di studente, oggi e di futuro professionista,
domani, degli insegnamenti di Cristo sulla dignità delle nostre persone
e sul comandamento nuovo, il suo comandamento caratteristico, quello
dell' amore.
Secondo. In secondo luogo, per l' urgenza ardente dei Papi verso noi
sacerdoti di esporre chiaramente e senza vacillazioni questo tema.
Terzo. E in fine, una terza ragione spicca dal vostro carattere di
universitari: tacere su questo tema davanti ad altri auditori sarebbe
grave, peró davanti a voi sarebbe gravissimo e criminale, perché voi
siete i costruttori di questa nuova società, voi sarete le guide
intellettuali del paese. Le professioni, che compongono la struttura
della vita nazionale, saranno come sarete voi, e voi opererete in gran
parte secondo la luce che terrete dei problemi, e la vostra condotta
sociale sarà influenzata dalla vostra formazione sociale.
E senza piú preamboli entro in materia. Il primo problema è certamente
quello della vita interiore, da lì e solo da lí deve venire la soluzione,
la forza, il dinamismo necessari per affrontare i grandi sacrifici: il
mondo non sarà restituito a Cristo dai crociati che solo portano la
croce impressa nella corazza. L' esigenza della nostra vita interiore,
non esclude, anzi, urge un' azione sociale basata precisamente su quegli
stessi principi che sono le fondamenta della nostra vita interiore. Non
potremmo arrivare ad essere cristiani interi se, dandoci per contenti
con una certa fedeltà alle pratiche, un certa serenità d' animo, e un
certo ordine puramente interiore, ci disinteressiamo del bene comune; se
professando con superficialità una religione che mette all' apice della
sua morale le virtù di giustizia e carità, non ci domandiamo
costantemente quali sono le esigenze che esse ci impongono nella nostra
vita sociale dove queste virtù trovano naturalmente il loro impiego.
Il cattolico ha d' essere come nessun altro amico dell' ordine, peró l'
ordine non è la immobilità imposta dall' esterno, se non l' equilibrio
interiore che si realizza attraverso l' adempimento della giustizia e
della carità. Non basta che abbia un' apparente tranquillità ottenuta
per la pressione di forze insuperabili; è necessario che ognuno occupi
il posto che le corrisponde secondo la natura umana, che partecipi dei
lavori, ma anche delle soddisfazioni, come conviene tra fratelli, figli
di uno stesso Padre. Il cattolico rifiuta allo stesso modo l' immobilità
nel disordine e il disordine nel movimento, perché entrambi rompono l'
equilibrio interiore della giustizia e della carità.
Il fedele, se vuole esserlo nel vero senso della parola, è un perenne
nonconformista, che nutre la sua sete di giustizia nella parola di
Cristo, e che cerca il modo di saziare queste passioni divoratrici negli
insegnamenti della Chiesa che non è altro che Cristo dispiegato e
vivente tra noi.
La documentazione Pontificia sull' azione sociale è immensa. Alla luce
di questi insegnamenti possiamo, quindi, camminare tranquilli. Sua
Santità Pio XI diceva con sofferenza che i cattolici del mondo intero
abbastanza istruito, in generale, rispetto ai loro doveri individuali,
ignorano, in gran maggioranza, i loro doveri sociali. Noi almeno non
facciamo i sordi alla voce dei nostri Pontefici tanto chiaramente
esposta in materia sociale.
Motivi che spingono l' azione sociale. Prima di tutto ci spinge a
mobilitare tutte le nostre forze a favore della soluzione sociale, l'
insieme degli interessi gravissimi che sono in gioco. Si tratta niente
meno della vita di tanti nostri fratelli. Ricordiamoci della mortalità
infantile; i vagabondi che non hanno un tetto che possano chiamare casa,
e camminano erranti per i giardini, si rannicchiano sulle porte delle
case nell' inverno e... sono fratelli nostri! La denutrizione che va
colpendo la nostra razza; l' alcolismo che rovina tante famiglie,
materialmente e moralmente; le malattie sociali; la mancanza di
istruzione; le famiglie separate; il problema dell' alloggiamento: il
freddo! Un rapidissimo sguardo a un mondo di problemi, la cui grandezza
sconcerta e la cui importanza è trascendentale per innumerevoli fratelli
nostri.
L' ordine sociale attuale non risponde al piano della Provvidenza. La
vita religiosa in ognuno dei mezzi sociali è ostacolata attualmente dal
problema dell' eccesso o della mancanza di mezzi di vita. Dio ha voluto,
al crearci, che ci santificassimo. Questo è stato il motivo che spiega
la creazione: avere santi nel mondo; avere figli suoi nei quali si
manifestassero gli splendori della sua grazia. Ebbene, come santificarci
nella circostanza attuale se non si realizza una profonda riforma
sociale?
Qui, converrebbe insinuare la prima conclusione pratica per l'
universitario cattolico. Ognuno deve conoscere il problema sociale
generale, le Dottrine Sociali che si disputano nel mondo, soprattutto
sulla Dottrina, la dottrina della Chiesa; deve conoscere la realtà
cilena e deve avere una preoccupazione speciale per fare i suoi studi
universitari in funzione dei problemi sociali propri del suo ambiente
professionale. Circoli di studi sociali specializzati per corsi, per
realizzare l' ideale di Pio XII, elemento sostanziale dell' ordine nuovo:
l' elevazione del proletariato. Questo studio della nostra dottrina
sociale deve svegliare, in noi prima di tutto, un profondo senso sociale,
e prima di tutto nonconformismo di fronte al male, che Henri Simon ha
denominato meravigliosamente il senso dello scandalo.