Testi
42.
Siamo Cristiani: amiamo i nostri fratelli
 
     
 

Conferenza sull' orientamento del cattolicesimo

"Siamo cristiani, come dire, amiamo i nostri fratelli". Su questo pensiero lapidario riassume il grande Bossuet il suo concetto della morale cristiana, Poco prima aveva detto: "chi rinuncia alla carità fraterna, rinuncia alla fede, abiura del cristianesimo, si apparta dalla scuola di Gesucristo, come dire, dalla Chiesa.

Questo è il messaggio di Cristo: "Amerai il tuo prossimo come te stesso" (Luc. 10,27). Il messaggio di Gesù fu compreso in tutta la sua forza dai suoi collaboratori più immediati, gli apostoli: "Colui che non ama suo fratello non è nato da Dio" (1Gv. 2,1), "Se dici di amare Dio e non ami tuo fratello, menti" (1Gv. 4,20). "Come puoi essere nell' amore di Dio, se ricco di beni di questo mondo, se vedendo tuo fratello nel bisogno gli chiudi il cuore?" (1Gv 3,17). Con quale insistenza Giovanni inculca questa idea che è puro egoismo pretendere compiacere a Dio mentre non ci si prende cura del prossimo.

Dopo aver scorso tanto rapidamente alcuni testi scelti a caso non possiamo non concludere che non può pretendere di chiamarsi cristiano chi chiude il suo cuore al prossimo. Si inganna se pretende di essere cristiano, va con frequenza in chiesa ma non al "conventillo" (casa operaia per varie famiglie con patio in comune) per alleviare le miserie dei poveri. Si inganna chi pensa con frequenza al cielo, ma si dimentica delle miserie della terra in cui vive. Non meno si ingannino i giovani e gli adulti che si credono buoni perché non accettano pensieri grossolani, ma che sono incapaci di sacrificarsi per il loro prossimo. Un cuore cristiano deve chiudersi ai cattivi pensieri ma anche deve aprirsi ai pensieri che sono di carità. La prima enciclica diretta al mondo cristiano da San Pietro racchiude un elogio tale della carità che mette in cima di tutte le virtù, incluso la preghiere: "Siate perseveranti nella preghiera, ma prima di tutto praticate continuamente tra di voi la carità" (1Piet. 4,8-9).

Con maggior cura che la pupilla degli occhi deve essere guardata la carità. La minima tiepidezza o disvio volontario verso il fratello, deliberatamente ammesso saranno un ostacolo più o meno grave per la nostra unione con Cristo. Comunicando riceviamo il cormo fisico di Cristo, Nostro Signore, e non possiamo quindi, nel nostro ringraziamento rifiutare il suo Corpo Mistico. E' impossibile che Cristo scenda a noi con la sua grazia e sia un principio di unità se serbiamo risentimento verso alcuni dei suoi membri.

Quest' amore al prossimo è fonte per noi dei più grandi meriti che possiamo raggiungere perché è quello che presenta i maggiori ostacoli. Amare Dio in se stesso è più perfetto, però piú facile; in cambio, amare il prossimo, duro di carattere, sgradevole, testardo, egoista, chiede all' anima una grande generosità per non venir meno.

Questo amore, già che tutti formiamo un solo Corpo, deve essere universale, senza escludere nessuno, perché Cristo morì per tutti e tutti sono chiamati a far parte del suo Regno. Quindi, anche i peccatori devono essere oggetto del nostro amore giacché possono ritornare ad essere membri del Corpo Mistico di Cristo: che verso loro si estenda, quindi anche il nostro affetto, la nostra delicatezza, il nostro desiderio di fargli del bene, e che odiando il peccato non odiamo il peccatore.

L' amore al prossimo deve essere prima di tutto soprannaturale, questo è, amarlo con lo sguardo verso Dio, per raggiungere e conservare la grazia che lo porta alla beatitudine. Amare è volere il bene, come dice San Tommaso, e ogni bene è subordinato al bene supremo, per questo è così nobile l' azione di consacrare una vita ad ottenere per gli altri i beni soprannaturali, che sono i supremi valori della vita. Però ci sono altri bisogni a cui o sovvenire: un povero che ha bisogno di pane, un malato che richiede medicine, un triste che chiede consolazione, un' ingiustizia che chiede riparazione…e soprattutto, i beni positivi che devono essere distribuiti perché, anche non ci fosse nessun dolore da consolare c' è sempre una capacità di bene da ricevere.

La legge della carità non è per noi una legge morta, ha un modello vivo che ci diede esempio di essa dalla prima azione della sua esistenza fino alla sua morte e continua dandoci prova del suo amore nella sua vita gloriosa: Questi è Gesucristo. San Pietro, che visse con Gesù tre anni, ci riassume la sua vita dicendo che passò per il mondo facendo il bene.

Assieme a questi grandi segni di amore, ci mostra la sua carità verso i lebbrosi che guarì, verso i morti che risuscitò, verso gli addolorati che alleviò. Consola Marta e Maria, nel dolore per la morte del loro fratello, fino a sentire il loro dolore, compatisce la vergogna dei giovani sposi e per dissiparla cambia l' acqua in vino; in fine, non ci fu dolore che incontrasse nel suo cammino che non lo alleviasse. Per noi il precetto di amare è ricordare la parola di Gesù: "Amatevi l' un l' altro come io vi ho amato" (Gv 13,34). E' come ci ha amato Gesù!

I veri cristiani, sin dal principio, hanno compreso meravigliosamente il precetto del Signore. Nella speranza di questi prodigiosi cristiani è dove bisogna cercare la forza per ritemprare il nostro dovere di amare nonostante gli odi massicci come cordigliera che ci circondano oggi da tutte le parti.

Guardando questa terra, che è nostra, che ci mostrò il Redentore; guardando i mali del momento, il precetto di Cristo esige una impellente necessità: Amiamoci mutuamente. Il segno del cristiano non è la spada, simbolo della forza, né la bilancia, simbolo della giustizia; ma la croce, simbolo dell' amore. Essere Cristiano significa amare i nostri fratelli come Cristo li ha amati.
 

 
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