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43. "Già non vi appartenete"
 
     
 

Meditazione sulla generosità apostolica

I. L' Apostolo già no si appartiene

"Gia non vi appartenete" (cfr. 1Cor. 6,19-20). L' apostolo già non si appartiene più. Si vendette, si donò al suo Maestro. Per lui vive, per lui lavora, per lui soffre. Il punto di vista del Maestro viene ad essere l' importante. Le mie preoccupazioni, i miei interessi lasciano il posto agli interessi del Maestro.

Che lavoro scegliere? Non quello che il gusto, il capriccio, l' utilità o la comodità mi indicano, se non quello con il quale possa servire meglio. Il servizio più urgente, il più utile, il più considerevole, il più universale. Quello del Maestro!

Con quale atteggiamento? Si lavora tanto se piace come se non piace, a me e agli altri. E' il servizio di Vostra Maestà. Dobbiamo andare avanti, dilagare, abbandonarci, ma non per ambizione umana, bisogno di azione, o conquista di influenze, ma perché è l' opera del Maestro. Fare come Lui farebbe.

Per quest' opera si subordina tutto, incluso la salute, la gioia spirituale, il riposo e il trionfo. Secondo San Paolo: "Sono preso infatti fra queste due brame: desidero andarmene ad essere con Cristo, cosa di gran lunga migliore, ma d' altra parte il rimanere ancora nella carne è più necessario per il vostro bene. Persuaso di questo, so che rimarrò e continuerò a rimanere in mezzo a voi tutti" (Filip. 1,23).

E' un lavoro amoroso, non di schiavo. Non ci si lamenta, se non che ci si rallegra del donarsi, come la madre per suo figlio ammalato. E' un dono totale all' opera del Maestro che si abbraccia con tenerezza, di modo che arriva ad essere più sacrificio il non sacrificarsi: Ama il suo dolore.

II. La Pace apostolica

Il mondo vuole darci la pace con l' assenza di tutti i mali sensibili e la riunione di tutti i piaceri. La pace che Gesù promette ai suoi discepoli è diversa. Si basa non sull' assenza di ogni sofferenza e di ogni preoccupazione, se non sull' assenza di ogni divisione interiore profonda; si basa sull' unità del nostro atteggiamento verso Dio, verso di noi, e verso gli altri.

Questa è la pace nel lavoro-senza-riposo: Il Padre mio non ha lasciato di operare fino al presente, ed io pure opero (cfr. Giov. 5,17). Il vero lavoro di Dio, che consiste nel dare la vita e conservarla, attira ogni essere verso il suo proprio bene, non cessa, ne può cessare. Così quelli che in verità sono associati al lavoro divino non possono riposarsi mai, perché niente è servile in questo lavoro. Un apostolo lavora quando dorme, quando riposa, quando si diverte…Tutto questo è santo, è apostolato, è collaborazione al piano divino.

La pace cristiana è fondata su questa unificazione di tutte le nostre capacità di lavoro e di resistenza, di tutti i nostri desideri e ambizioni…Colui che dal principio è così uno e che poco a poco mette in pratica questa unificazione, questo ha la pace.

III. Il cielo di Paolo

L' apostolo è un martire o rimane sterile. Cerca, predicando lo zelo, l' abnegazione, l' eroismo, che siano virtù cristiane che nascano dall' esempio e dalla dottrina di Cristo. Lo zelo delle anime è una passione ardente. Si basa sull' amore; è il loro aspetto conquistatore e aggressivo, e quando si tocca la persona amata, si tocca lui. Così Paolo: sono crocifisso con Cristo" (Gal 2,19), diventa furioso quando si tocca la fede dei suoi Galati… perché è identificato a Cristo: toccare quella fede, è toccarlo. "Non sono più io che vivo è Cristo che vive in me. Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me". (Gal. 2,20). Non si tocca Cristo, se non passando per Paolo.
 

 
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