Conferenza pronunciata in Bolivia, nel 1950
La spiritualità cristiana nel nostro secolo si caratterizza per un
desiderio ardente di ritornare alle sorgenti, di essere ogni giorno piú
genuinamente evangelica, piú semplice e piú unificata attorno al
rigoroso messaggio di Gesù. La spiritualità contemporanea si
caratterizza anche per l' irradiazione dei suoi principi soprannaturali
a tutti gli aspetti della vita, in modo tale che la fede ripercuoti ed
elevi non solo le attività chiamate religiose, se non anche quelle
chiamate profane. Per aver riscoperto o almeno per aver accentuato, con
forza straordinaria, il messaggio gioioso della nostra incorporazione a
Cristo con la conseguente divinizzazione della nostra vita e tutte le
sue azioni, niente è profano se non profondamente religioso nella vita
del cristiano.
Quando si cerca Cristo è necessario cercarlo completo. Basta essere uomo
per essere membro del Corpo Mistico di Cristo, questo significa, poter
essere Cristo (cfr. 1Cor 12,12-27). Colui che accetta l' incarnazione la
deve accettare con tutte le sue conseguenze, ed estendere il suo dono
non solo a Gesucristo ma anche al suo Corpo Mistico. E questo è uno dei
punti piú importanti della vita spirituale: abbandonare il piú piccolo
dei nostri fratelli è abbandonare Cristo stesso; dar sollievo a
qualsiasi di loro è
dar sollievo a Cristo in persona. Il nucleo fondamentale della
rivelazione di Gesù, la "Buona Nuova", è quindi la nostra unione, quella
di tutti gli uomini, con Cristo. Poi, non amare a coloro che
appartengono a Cristo, è non accettare e non amare a Cristo stesso.
Che altra cosa se non questa significa la domanda di Gesù a Paolo quando
si dirige a Damasco perseguitando i cristiani: "Paolo, Paolo, perché mi
perseguiti... ?" non dice la voce: perché perseguiti i miei discepoli?,
se non "perché mi perseguiti? Sono Gesù che tu perseguiti" (Att 9,4-5).
Cristo si è fatto nostro prossimo, o meglio il nostro prossimo è Cristo
che si presenta a noi sotto una o altra forma: prigioniero nei carcerati;
ferito in un ospedale; mendicante nella strada; dormendo, con la
fattezza di un povero, sotto i ponti. Per la fede dobbiamo vedere nei
poveri Cristo, e se non lo vediamo è perché la nostra fede è tiepida e
il nostro amore imperfetto. Per questo San Giovanni ci dice: Se non
amiamo il prossimo che vediamo, come possiamo amare Dio che non vediamo?
(1Giov 4,20). Se non amiamo Dio nella sua forma visibile, come potremmo
amarlo in se stesso?
La comunione dei santi, dogma basilare della nostra fede, è una delle
prime realtà che spiccano dalla dottrina del Corpo Mistico: Tutti gli
uomini sono solidari. Tutti riceviamo la Redenzione di Cristo, suo
frutto meraviglioso, la partecipazione dei meriti di Maria nostra Madre
e di tutti i santi, parola quest' ultima che con tutta verità può
applicarsi a tutti i cristiani in grazia di dio. La comunione dei santi
ci fa comprendere che tra di noi, quelli che formiamo la "famiglia di
Dio", ci sono vincoli molto piú intimi di quelli del cameratismo, dell'
amicizia, dei legami familiari. La fede ci insegna che gli uomini sono
uno in Cristo, partecipi di tutti i beni e soffrendo le conseguenze, al
meno negativamente, di tutti i nostri mali.
Soluzioni al problema dell' ingiusta distribuzione dei beni. I primo
principio della soluzione risiede nella nostra fede: dobbiamo credere
nella dignità dell' uomo e nella sua elevazione all' ordine
soprannaturale. E' un fatto triste, ma credo che dobbiamo affermarlo per
piú doloroso che sia: La fede nella dignità dei nostri fratelli, che
abbiamo la maggior parte dei cattolici, non passa ad essere una fredda
accettazione intellettuale del principio, ma che non si traduce nella
nostra condotta pratica di fronte a quelli che soffrono e che molto meno
ci causa dolore nell' anima davanti l' ingiustizia di cui sono vittime.
Soffriamo davanti al dolore dei membri della nostra famiglia, peró
soffriamo forse davanti al dolore dei minatori trattati come bestie da
carico, davanti alla sofferenza di mille e mille di esseri che, come
animaletti, dormono buttati per le strade, esposti alle inclemenze del
tempo? Soffriamo forse davanti a quei mille disoccupati che si
trasferiscono da un punto all' altro senza avere altra fortuna che un
sacchetto sulla spalla dove portare tutta la loro ricchezza? Ci spezza
l' anima, ci ammala la malattia di qui milioni di denutriti, di
tubercolosi, fuochi permanenti di contagio perché non hanno neanche un
ospedale che li riceva?
Non è, al contrario, la comoda parola "esagerazione", "prudenza", "pazienza",
"rassegnazione", la prima che viene sulle labbra? Mentre i cattolici non
rischiamo di prendere profondamente in serio il dogma del Corpo Mistico
che ci fa vedere il Salvatore in ognuno dei nostri fratelli, anche nel
piú sofferente, nel piú ottuso minatore che mastica coca, nel lavoratore
che giace ubriaco, steso fisicamente e moralmente per la sua ignoranza,
mentre non vediamo in loro Cristo il nostro problema non ha soluzione.
E' necessaria la cooperazione intelligente di tecnici che studino l'
insieme economico-sociale del momento in cui vive il paese e proponga
misure efficaci. E' arrivata l' ora in cui la nostra azione economico-sociale
deve cessare di accontentarsi di ripetere consegne generali prese dalle
encicliche dei Pontefici e proporre soluzioni ben studiate di
applicazione immediata nel campo economico-sociale. Ho l' intima
convinzione che se i cattolici propongono un piano ben studiato che miri
al bene comune, incontrerà l' appoggio di buone volontà che esistono in
tutti i campi e questo piano si trasformerà in realtà.
Pio XII dice che "le regole, anche le migliori, che possano stabilirsi,
mai saranno perfette e saranno condannate al fallimento se quelli che
governano i destini dei popoli e i popoli stessi, non si impregnano di
uno spirito di buona volontà, di fame e sete di giustizia e di amore
universale, che è l' obiettivo finale dell' idealismo cristiano". Questa
fame e sete di giustizia in nessun' altra realtà può stimolarsi piú che
nella considerazione del fatto basilare della nostra fede: per la
Redenzione tutti siamo uno in Cristo; Lui vive nei nostri fratelli. L'
amore che a Lui gli dobbiamo mettiamo in pratica in quelli che lo
rappresentano. "Quello che fai al piú piccolo... lo fai a me"(Mat.
25,40).