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44. Il Corpo Mistico: distribuzione ed uso della ricchezza
 
     
 

Conferenza pronunciata in Bolivia, nel 1950

La spiritualità cristiana nel nostro secolo si caratterizza per un desiderio ardente di ritornare alle sorgenti, di essere ogni giorno piú genuinamente evangelica, piú semplice e piú unificata attorno al rigoroso messaggio di Gesù. La spiritualità contemporanea si caratterizza anche per l' irradiazione dei suoi principi soprannaturali a tutti gli aspetti della vita, in modo tale che la fede ripercuoti ed elevi non solo le attività chiamate religiose, se non anche quelle chiamate profane. Per aver riscoperto o almeno per aver accentuato, con forza straordinaria, il messaggio gioioso della nostra incorporazione a Cristo con la conseguente divinizzazione della nostra vita e tutte le sue azioni, niente è profano se non profondamente religioso nella vita del cristiano.

Quando si cerca Cristo è necessario cercarlo completo. Basta essere uomo per essere membro del Corpo Mistico di Cristo, questo significa, poter essere Cristo (cfr. 1Cor 12,12-27). Colui che accetta l' incarnazione la deve accettare con tutte le sue conseguenze, ed estendere il suo dono non solo a Gesucristo ma anche al suo Corpo Mistico. E questo è uno dei punti piú importanti della vita spirituale: abbandonare il piú piccolo dei nostri fratelli è abbandonare Cristo stesso; dar sollievo a qualsiasi di loro è

dar sollievo a Cristo in persona. Il nucleo fondamentale della rivelazione di Gesù, la "Buona Nuova", è quindi la nostra unione, quella di tutti gli uomini, con Cristo. Poi, non amare a coloro che appartengono a Cristo, è non accettare e non amare a Cristo stesso.

Che altra cosa se non questa significa la domanda di Gesù a Paolo quando si dirige a Damasco perseguitando i cristiani: "Paolo, Paolo, perché mi perseguiti... ?" non dice la voce: perché perseguiti i miei discepoli?, se non "perché mi perseguiti? Sono Gesù che tu perseguiti" (Att 9,4-5).

Cristo si è fatto nostro prossimo, o meglio il nostro prossimo è Cristo che si presenta a noi sotto una o altra forma: prigioniero nei carcerati; ferito in un ospedale; mendicante nella strada; dormendo, con la fattezza di un povero, sotto i ponti. Per la fede dobbiamo vedere nei poveri Cristo, e se non lo vediamo è perché la nostra fede è tiepida e il nostro amore imperfetto. Per questo San Giovanni ci dice: Se non amiamo il prossimo che vediamo, come possiamo amare Dio che non vediamo? (1Giov 4,20). Se non amiamo Dio nella sua forma visibile, come potremmo amarlo in se stesso?

La comunione dei santi, dogma basilare della nostra fede, è una delle prime realtà che spiccano dalla dottrina del Corpo Mistico: Tutti gli uomini sono solidari. Tutti riceviamo la Redenzione di Cristo, suo frutto meraviglioso, la partecipazione dei meriti di Maria nostra Madre e di tutti i santi, parola quest' ultima che con tutta verità può applicarsi a tutti i cristiani in grazia di dio. La comunione dei santi ci fa comprendere che tra di noi, quelli che formiamo la "famiglia di Dio", ci sono vincoli molto piú intimi di quelli del cameratismo, dell' amicizia, dei legami familiari. La fede ci insegna che gli uomini sono uno in Cristo, partecipi di tutti i beni e soffrendo le conseguenze, al meno negativamente, di tutti i nostri mali.

Soluzioni al problema dell' ingiusta distribuzione dei beni. I primo principio della soluzione risiede nella nostra fede: dobbiamo credere nella dignità dell' uomo e nella sua elevazione all' ordine soprannaturale. E' un fatto triste, ma credo che dobbiamo affermarlo per piú doloroso che sia: La fede nella dignità dei nostri fratelli, che abbiamo la maggior parte dei cattolici, non passa ad essere una fredda accettazione intellettuale del principio, ma che non si traduce nella nostra condotta pratica di fronte a quelli che soffrono e che molto meno ci causa dolore nell' anima davanti l' ingiustizia di cui sono vittime. Soffriamo davanti al dolore dei membri della nostra famiglia, peró soffriamo forse davanti al dolore dei minatori trattati come bestie da carico, davanti alla sofferenza di mille e mille di esseri che, come animaletti, dormono buttati per le strade, esposti alle inclemenze del tempo? Soffriamo forse davanti a quei mille disoccupati che si trasferiscono da un punto all' altro senza avere altra fortuna che un sacchetto sulla spalla dove portare tutta la loro ricchezza? Ci spezza l' anima, ci ammala la malattia di qui milioni di denutriti, di tubercolosi, fuochi permanenti di contagio perché non hanno neanche un ospedale che li riceva?

Non è, al contrario, la comoda parola "esagerazione", "prudenza", "pazienza", "rassegnazione", la prima che viene sulle labbra? Mentre i cattolici non rischiamo di prendere profondamente in serio il dogma del Corpo Mistico che ci fa vedere il Salvatore in ognuno dei nostri fratelli, anche nel piú sofferente, nel piú ottuso minatore che mastica coca, nel lavoratore che giace ubriaco, steso fisicamente e moralmente per la sua ignoranza, mentre non vediamo in loro Cristo il nostro problema non ha soluzione.

E' necessaria la cooperazione intelligente di tecnici che studino l' insieme economico-sociale del momento in cui vive il paese e proponga misure efficaci. E' arrivata l' ora in cui la nostra azione economico-sociale deve cessare di accontentarsi di ripetere consegne generali prese dalle encicliche dei Pontefici e proporre soluzioni ben studiate di applicazione immediata nel campo economico-sociale. Ho l' intima convinzione che se i cattolici propongono un piano ben studiato che miri al bene comune, incontrerà l' appoggio di buone volontà che esistono in tutti i campi e questo piano si trasformerà in realtà.

Pio XII dice che "le regole, anche le migliori, che possano stabilirsi, mai saranno perfette e saranno condannate al fallimento se quelli che governano i destini dei popoli e i popoli stessi, non si impregnano di uno spirito di buona volontà, di fame e sete di giustizia e di amore universale, che è l' obiettivo finale dell' idealismo cristiano". Questa fame e sete di giustizia in nessun' altra realtà può stimolarsi piú che nella considerazione del fatto basilare della nostra fede: per la Redenzione tutti siamo uno in Cristo; Lui vive nei nostri fratelli. L' amore che a Lui gli dobbiamo mettiamo in pratica in quelli che lo rappresentano. "Quello che fai al piú piccolo... lo fai a me"(Mat. 25,40).
 

 
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